Maria Regina Della Pace

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Le Apparizioni di Maria riconosciute dalla Chiesa
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In questo topic inserirò la storia delle apparizioni che hanno ottenuto il riconoscimento da parte del Magistero della Chiesa ancora la lista non è completa.

Le apparizioni di GUADALUPE




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Racconto delle apparizioni

Protagonista della singolare vicenda è un indio di circa cinquantasette anni, Juan Diego (1474-1548), già vedovo e senza figli, che vive con uno zio anziano, Juan Bernardino, a Tulpetlac ed è originario di Cuauhtitlan. Apparteneva alla classe sociale dei macehuales e il lavoro dei campi era molto probabilmente la sua attività principale. Il suo nome indigeno era Cuauhtlatoa (= « Aquila che parla »). Si pensa che abbia ricevuto il battesimo dalle mani di fra Toribio de Benavente, detto il Motolinia. Del Nican Mopohua si conoscono varie traduzioni in castigliano. Noi ci rifaremo alla più recente (1978) di padre Mario Rojas Sanchez, che si differenzia profondamente dalle precedenti: infatti interpreta le parole della Vergine in un'ottica che pone Dio al centro, conforme ai principi cristiani. Gli autori precedenti, invece, si limitano a presentare una relazione che s'incentra sull'immagine guadalupana.

Prima apparizione

All'alba di sabato 9 dicembre 1531, Juan Diego sale sul colle del Tepeyac, posto in periferia a nord di MéxicoTenochtitlan: si sta dirigendo a Tlatelolco per la consueta lezione di catechismo. Attira la sua attenzione un canto soavissimo: percepisce la presenza di qualcosa di soprannaturale e si sente subito trasportato in un'altra dimensione, nell'eden di cui parlavano gli antenati. Volge allora lo sguardo verso la cima della collina, a oriente, da dove giunge il canto, cessato il quale ode una voce che lo chiama per nome con accenti di tenerezza. Juan Diego sale in direzione della voce per nulla turbato, anzi con un moto di gioia interiore. Si trova davanti una Signora, in piedi, che lo invita ad avvicinarsi . L'abito in cui è avvolta è raggiante di luce, così come la pietra su cui poggia i piedi, mentre la terra risplende, nella nebbia, con i colori dell'arcobaleno.

Prostratosi, sente la Signora rivolgersi a lui maternamente: l'apparizione rivela d'essere la sempre Vergine santa Maria, madre del vero Dio, e chiede che in quel luogo venga eretto un tempio nel quale possa manifestare suo Figlio a tutte le genti che vivono in quella terra. Lo invia quindi dal vescovo invitandolo a raccontare quanto ha visto e udito. Juan Diego obbedisce prontamente, ma la sua prima visita in vescovado si rivela un fallimento.

Seconda apparizione

Torna allora dalla Signora per dirle di trovarsi un altro ambasciatore, degno di maggior rispetto. Invano: deve essere proprio lui a eseguire il compito, e Juan Diego si piega docilmente al desiderio della Vergine. Il giorno seguente, domenica 10 dicembre, dopo il catechismo, il veggente torna dal vescovo, il quale lo ascolta con maggior attenzione, ma pure con crescente scetticismo, e gli rivolge molte domande. Alla fine il prelato gli chiede un segno della volontà della Vergine, e, una volta che quello è partito, lo fa seguire da due dei suoi frati, che però ben presto lo perdono di vista.

Terza apparizione

La Vergine, comunque, incontra Juan Diego e gli promette il segno richiesto per il giorno seguente.

Il lunedì, però, Juan Diego non si reca all'appuntamento. Tornato a casa, la domenica, ha trovato lo zio molto malato. Il medico non fa altro che constatare la gravità del suo stato e l'infermo chiede di essere visitato da un sacerdote. Per questo, alle prime luci dell'alba di martedi 12 dicembre, Juan Diego esce per andare a Tlatelolco, ma decide di evitare il colle del Tepeyac per non essere trattenuto dalla Signora.

Quarta apparizione

Ella però gli si fa incontro sul cammino . L'indio confida allora la sua pena alla Signora, che lo invita ad aver fiducia in lei: « Non ci sono qui io che sono tua madre? Perché ti angosci? Non sei forse sotto il mio sguardo?... », e gli annuncia la guarigione dello zio. Quindi lo manda sulla cima del colle a cogliere i fiori che vi troverà. Lei stessa li prende, poi, tra le mani e glieli accomoda nel mantello, ordinandogli di mostrarli solo al vescovo.

Rincuorato dalle parole della Vergine, Juan Diego va dritto al vescovado, dove, però, deve attendere a lungo, importunato da quelli che vorrebbero vedere ciò che stringe nel manto.

Quando il veggente lo schiude appena, qualcuno tenta di toccare i fiori. Invano! Essi appaiono come ricamati (o dipinti o cuciti) sulla tilma. Lo strano fatto viene riferito al vescovo, che decide di ricevere Juan Diego. Finalmente l'indio può aprire il mantello e mostrare al vescovo il segno richiesto: le rose e gli altri fiori profumati cadono a terra e sulla tilma compare improvvisamente, sfolgorante, l'immagine della Vergine che si offre alla venerazione dei presenti, caduti nel frattempo in ginocchio. Quando Juan Diego tornerà a casa, dopo essere rimasto qualche giorno ospite del vescovo, troverà effettivamente lo zio ristabilito.

Ma anche a Juan Bernardino è apparsa la Vergine, presentandosi con il nome di Guadalupe (quinta apparizione).

Appena si sparse nella capitale la notizia del prodigio, il palazzo vescovile divenne meta di pellegrinaggi da parte di chi voleva vedere la santa immagine, tanto che il vescovo Juan de Zumarraga fu costretto ad esporla nella chiesa principale della città, mentre terminavano i lavori della cappella ordinata dalla Madonna (quella che si chiamò la prima ermita).

Qui, il 26 dicembre, venne trasferita nel corso di una solenne processione, alla quale intervennero le principali autorità spagnole insieme alla nobiltà india. L'immagine fu portata dai missionari francescani sotto un elegante baldacchino, in mezzo alle manifestazioni di giubilo degli indigeni. Il culto guadalupano si diffuse rapidamente in tutto il paese, come abbiamo già potuto osservare accennando alle fonti, nonostante la forte opposizione di molti missionari. Probabilmente a causa di questa renitenza ad ammettere l'ortodossia del culto, Zumarraga non ha lasciato nessun documento ufficiale, preferendo mantenere il silenzio e lasciare al tempo il compito di chiarire i fatti.



Lettura teocentrica del messaggio delia Vergine

L'apparizione mariana avvenuta sul colle del Tepeyac è stata giustamente definita «messaggio di salvezza ». La Vergine parla a Juan Diego, ma, attraverso lui, vuole manifestarsi a tutta la sua gente che vive in una situazione di oppressione e di frustrazione. In Maria è Dio stesso che raggiunge il popolo, gli parla e gli rivolge parole di speranza. Benché le divinità azteche siano morte, Dio, « il vero Dio per cui si vive », non li ha abbandonati, anzi affida le loro pene e le loro aspirazioni a sua madre. Maria è infatti nostra madre, nostra «piadosa madre »: sul Tepeyac risplende luminoso il mistero della maternità divina e spirituale di Maria e, si sa, il mistero della maternità divina è il mistero della centralità di Cristo. In questo senso si può vedere nella manifestazione mariana del Tepeyac un'eco della manifestazi6ne di Dio a Mosè nel roveto ardente. Il lamento degli indios è giunto al cuore di Dio che, attraverso Maria, annuncia e opera la prossima liberazione. S'instaura così un rapporto autenticamente evangelico tra la fede cristiana e un nuovo popolo, quello mestizo, cioè meticcio: è un nuovo inizio, un fondamento di vita simile a quello che Dio aveva stipulato per mezzo di un patto di alleanza con Israele, facendo di varie tribù un popolo. Come l'esodo degli ebrei dall'Egitto aveva dato inizio a una nuova coscienza di popolo, così le apparizioni della Vergine sul Tepeyac contengono in germe l'inizio di una nuova cultura: Maria convoca un popolo e lo rende Chiesa.



Gli studi su Juan Diego

Solo in epoca recente Juan Diego è stato fatto oggetto di studi, nella prospettiva dell'apertura della causa di beatificazione (1984), culminata con il decreto Exaltavit humiles (6 maggio 1990), in cui viene concessa la memoria liturgica il 9 dicembre (data della prima apparizione) per Juan Diego Cuauhtlotatzin. Tale prospettiva spiega l'importanza data alla definizione dell'autenticità del santo piuttosto che alla storicità del personaggio. Lo studio che maggiormente ha cercato di offrire una base documentale solida sulla storicità di Juan Diego è forse quello di Lauro Lépez Beltràn, presentato nel 1977 nel corso del Secondo Incontro Nazionale Guadalupano. L'autore sostiene che fino a quel momento ci si era preoccupati più della storicità dell'apparizione che di quella di Juan Diego, permettendo agli antiapparizionisti di affermare che la Madonna di Guadalupe era «un mito». Alla supposta mancanza di dati storici sufficienti per la canonizzazione, Lopez Beltràn risponde indicando le fonti, che suddivide in provenienti dal contesto indigeno e da quello spagnolo, nonché dirette e indirette (che cioè alludono all'evento guadalupano e di conseguenza all'esistenza di Juan Diego).

Gli studi sull'immagine

Intorno alla famosissima immagine sono stati compiuti studi scientifici approfonditi, tra qui quello del Premio Nobel per la Chimica 1938, Richard Kuhn, che nel 1936, prendendo in esame alcuni fili del tessuto, analizzò la sua proprietà di essere resistente alla polvere: giunse alla conclusione che i colori dell'immagine non appartengono né al regno animale né a quello vegetale né a quello minerale. Dobbiamo comunque tener presente che alcuni elementi dell'immagine sono stati aggiunti o ritoccati, a partire dal secolo XVII. Anche scienziati della NASA si sono occupati dell'immagine utilizzando la fotografia a raggi infrarossi, molto utile per individuare eventuali ritocchi, e hanno formulato le loro ipotesi:

1. La figura originale comprende la tunica rosa, il manto azzurro, le mani, il volto e il piede destro. Di queste parti rimane inspiegabile il tipo di pigmenti cromatici utilizzati, così come il persistere della luminosità dei colori a più di 450 anni di distanza, tenuto conto anche delle condizioni in cui fu conservata l'immagine per più di un secolo, esposta all'umidità dell'angusta cappella, al fumo delle candele, nonché alla devozione dei fedeli, che potevano avvicinarsi, toccarla e baciarla.

2. La figura originale non accenna a scolorirsi né presenta screpolature in nessuna parte dell'ayate che, mancando di preparazione, dovrebbe essersi deteriorato da almeno cent'anni. Il fatto che l'ayate non sia stato trattato in alcun modo prima dell'uso, rende inspiegabile, alla luce delle attuali conoscenze scientifiche, che i coloranti si fissino e si conservino in una trama tanto inadeguata. Non s'incontrano tracce d'abbozzo: l'immagine risulta sconosciuta nella storia della pittura. E insolita, incomprensibile e irripetibile.

3. In seguito, forse già nel secolo XVI, mani umane apportarono le prime modifiche. Nel secolo XVII, dopo l'inondazione del 1629, l'immagine fu trasferita nella cattedrale di Città di Messico e si rese probabilmente necessario un restauro della parte inferiore della tilma per coprire la parte danneggiata dall'acqua o comunque annerita dall'accumularsi della polvere o dal fumo delle candele. Recentemente uno studioso, Rodrigo Franyutti, ha affermato, dopo aver esaminato alcune fotografie, che il volto è stato vistosamente ritoccato, reso più scuro e più duro nei lineamenti, tra il 1926 e il 1930. Non mancano comunque voci che si sono levate per affermare che l'immagine non ha subito alcuna modifica, come si legge in uno studio del 1945, in cui si ribadisce che la tecnica pittorica della Guadalupana non è comparabile a quella dei più grandi capolavori.

Edited by Teppei71 - 28/4/2009, 14:15

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Le apparizioni di Lourdes

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Nel presente resoconto, ci si e astenuti dall'esprimere giudizi in merito alle vicende svoltesi a Lourdes nel 1858, ritenendo doveroso riproporre i fatti e le parole così come sono stati riferiti.
Si riserva all'obiettività del lettore, disancorata da pregiudizi e condizionamenti confessionali, il compito di assumere le dovute considerazioni in merito, in uno spirito di libertà e di verità, di umiltà nei confronti dell'Amore di Dio che si rivela attraverso la Madre...

Lourdes, nel periodo in cui si svolgono i fatti che seguono, è un villaggio di circa 4000 abitanti. Le apparizioni sono frutto di quanto riferito dalla giovane veggente Bernadette Soubirous, una ragazza appartenente ad una povera famiglia del luogo, analfabeta e capace di esprimersi soltanto nel patois (dialetto) che si parla a Lourdes. E' opportuno ricordare che la dottrina dell'Immaculata Conceptio fu definita sotto ogni aspetto dal papa Alessandro VII nel 1661, mentre che la relativa dogmatizzazione avvenne con la bolla Ineffabilis Deus di Pio IX, l'8 dicembre 1854, quattro anni prima delle apparizioni.

> PRIMA APPARIZIONE, giovedì 11 febbraio 1858.
Bernadette, che allora aveva 14 anni, sua sorella Toinette e la loro comune amica Janne Abadie, vanno a raccogliere legna vicino alla grotta di Massabielle che si trova, oltre il fiume Gave, a circa un chilometro dal paese. Dopo che Toinette e Janne hanno già attraversato il torrente, Bernadette, restata sola, percepisce un rumore simile ad un colpo di vento, anche se "nessun albero si muove". Allora, sollevata la testa, vede nella cavità della roccia, una giovane avvolta di luce. "La Signora mi guardò, mi sorrise e mi fece cenno di avanzare, come se fosse stata la mia mamma. La paura mi era passata, ma mi sembrava di non sapere più dove fossi. Mi stropicciai gli occhi, li chiusi, li apersi; ma la Signora era sempre là, che continuava a sorridermi e a farmi capire che non mi ingannavo... La Signora ha l'aspetto di una giovane di sedici o diciassette anni. E' vestita di bianco, con una fascia azzurra che scende lungo l'abito. Porta sulla testa un velo ugualmente bianco, che lascia scorgere appena i capelli e ricade all'indietro fino al di sotto della fascia. I piedi sono nudi, ma coperti dalle ultime pieghe dell'abito, eccetto alle estremità dove brilla su ciascuno di essi una rosa d'oro. Porta sul braccio un rosario dai grani bianchi, legati da una catenella d'oro lucente, come le due rose ai piedi." (parole di Bernadette a Jean Baptiste Estrade).

(n.b. la Signora porta un rosario sul braccio. Tenuto conto della preghiera che vi è sottesa, si tratta probabilmente di un modo figurato per suggerirne l'uso, sempre che non si voglia pensare che la Signora ne faccia uso per rivolgere l'Ave Maria a se stessa.)

> SECONDA APPARIZIONE, domenica 14 febbraio 1858.
Bernadette, chiamata interiormente, torna alla grotta di Massabielle portando con se una bottiglietta di acqua benedetta perché, così le è stato detto, non si sa mai potrebbe trattarsi anche di un tiro mancino del diavolo...

(n.d.r. La veridicità dell'apparizione venne in un primo tempo dubitata dal parroco locale, come pure dal vescovo.)

> TERZA APPARIZIONE, giovedì 18 febbraio 1858.
La Signora in risposta alla domanda di Bernadette che le tende un foglio di carta e una matita, "Volete avere la bontà di scrivere il vostro nome?", replica:
"Ciò che vi devo dire, non è necessario scriverlo. Volete farmi il piacere di venire qui per quindici giorni? Non vi prometto di rendervi felice in questo mondo, ma nell'altro."
La Signora, quindi, confida a Bernadette 'tre segreti' che la giovane deve tenere per sé e non confidare mai a nessuno.
Seguono altre apparizioni, della durata di circa un ora, non contrassegnate da particolari elementi di rilievo, durante le quali Bernadette cade in estasi.

> QUARTA APPARIZIONE, venerdì 19 febbraio 1858.

> QUINTA APPARIZIONE, sabato 20 febbraio 1858.

> SESTA APPARIZIONE, domenica 21 febbraio 1858.

> SETTIMA APPARIZIONE, martedì 23 febbraio 1858.

(ndr In tutte queste apparizioni Bernadette prega il Rosario con la Signora per la conversione dei peccatori, altre volte ha appena finito di dirlo, altre ancora dicono una sola decina....)

> OTTAVA APPARIZIONE, mercoledì 24 febbraio 1858.
La Signora pronuncia le seguenti parole:
"Penitenza! penitenza! Penitenza! Pregherete Dio per i peccatori. Andate a baciare la terra per la conversione dei peccatori."

> NONA APPARIZIONE, giovedì 25 febbraio 1858.
La Signora avanza un invito:
"Andate a bere e lavarvi alla sorgente. Mangerete l'erba che lì si trova."

> DECIMA APPARIZIONE, sabato 27 febbraio 1858.
Stesse parole e stessi gesti del 24 febbraio.

> UNDICESIMA APPARIZIONE, domenica 28 febbraio 1858.
Stesse parole e stessi gesti del 24 febbraio.

> DODICESIMA APPARIZIONE, lunedì 1° marzo 1858.

> TREDICESIMA APPARIZIONE, martedì 2 marzo 1858.
La Signora pronuncia le seguenti parole:
"Andate a dire ai preti che si venga qui in processione e che si costruisca una cappella."

> QUATTORDICESIMA APPARIZIONE, mercoledì 3 marzo 1858.
Nuova richiesta di costruzione di una cappella.

> QUINDICESIMA APPARIZIONE, giovedì 4 marzo 1858.

> SEDICESIMA APPARIZIONE, giovedì 25 marzo 1858.
Festa dell'Annunciazione. Bernadette si reca alla grotta dove, per iniziativa dell'abate Peyremalle, parroco di Lourdes, domanda alla Signora di dire il suo nome. Bernadette riferisce che "la Signora stava in piedi, sopra il roseto, e si mostrava come appare nella medaglia miracolosa... Per tre volte Bernadette le chiede come si chiama. Alla quarta richiesta, la Signora "congiunse le mani e le portò verso la parte superiore del petto... guardò il cielo... poi, staccando lentamente le mani e chinandosi verso di me, mi disse con voce tremante:
"QUE SOY ERA IMMACULADA COUNCEPTIOU"

(n.b. Analizziamo per un attimo l'importanza di queste parole: la risposta, che costituisce l'elemento focale delle apparizioni di Lourdes, viene pronunciata in patois (dialetto locale) e significa: sono l'Immacolata Concezione. Sostiamo a meditare nel cuore come,
stranamente, la Signora si attribuisce il nome di "Immacolata Concezione", anziché quello, che più logicamente che ci si attenderebbe, di "Concepita Immacolata". Ci troviamo al cospetto di un tipico caso di sostituzione dell'effetto [concepita senza macchia] con la causa che lo ha determinato [concezione avvenuta senza macchia]. Ciò porta a sottolineare la prevalenza del dogma sulla persona che ne è destinataria).

> DICIASSETTESIMA APPARIZIONE, mercoledì 7 aprile 1858

> DICIOTTESIMA APPARIZIONE, venerdì 16 aprile 1858.
Festa della Madonna del Carmelo. Bernadette, dal prato che si trova davanti al torrente Gave, vede la Signora "più bella che mai"

Subito dopo le apparizioni cominciò a svilupparsi la devozione per la Madonna di Lourdes, accompagnata dalle raccolte di offerte che hanno reso possibile la costruzione della cappella richiesta dalla Signora.
Cominciarono anche a diffondersi notizie riguardanti i miracoli verificatisi nel luogo delle apparizioni. Quelli ufficialmente riconosciuti dalla commissione medica istituita a tal fine sono (soltanto)circa settanta.
Bernadette divenuta conversa delle suore di Nevers con il nome di suor Maria Bernarda, morì all'età di 35 anni, a causa di un tumore osseo. Il suo corpo riposa nella chiesa di Nevers.
Nella Basilica di Lourdes si può leggere inciso nel marmo la solenne dichiarazione del vescovo di Tarbes, Laurence:
"Noi riteniamo che l'Immacolata Maria, Madre di Dio, è realmente apparsa a Bernadette Soubirous il giorno 11 febbraio 1858 e quelli seguenti per diciotto volte, nella grotta di Massabielle, vicino alla città di Lourdes; che questa apparizione riveste tutti i caratteri della verità, e che i fedeli possono accoglierla come certa. Noi sottomettiamo umilmente il nostro giudizio al Giudizio del Sovrano Pontefice, che è incaricato di governare la Chiesa universale."
A questa dichiarazione del vescovo di Tarbes fece seguito, il 18 gennaio 1862, il riconoscimento ufficiale di autenticità da parte della Chiesa.
Lo stesso vescovo di Tarbes, infine, dopo aver affermato:
"La nostra convinzione si è formata sulla testimonianza di Bernadette, ma soprattutto in base ai fatti che si sono prodotti che non possono essere spiegati che con un intervento divino... il sentimento religioso non ha mai presentato in lei un carattere di esaltazione; non sono stati riscontrati nella ragazza né disordine intellettuale, né alterazione dei sensi... tali circostanze nel loro complesso non permettono di credere in una allucinazione; la ragazza ha dunque realmente visto e inteso un essere che diceva di essere l'Immacolata Concezione; non potendo questo fenomeno essere spiegato naturalmente, siamo portati a credere che l'apparizione sia soprannaturale!"
conclude dicendo:
"Non sembra che lei (l'Immacolata Concezione) voglia confermare con un monumento (la cappella) l'oracolo infallibile (la definizione del dogma dell'Immacolata Concezione) del successore di S. Pietro (Pio IX)?"

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La Salette



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L'apparizione di Maria a La Salette ai due pastorelli Mélanie Mathieu-Calvat, di quattordici anni, e Maximin Giraud, di undici, il 19 settembre 1846, ha avuto subito una grande risonanza. Insieme a tante persone ignote alla storia, uomini di cultura con prospettive assai differenti tra loro, come san Pierre-Julien Eymard, san Giovanni Bosco, Louis Veillot, Léon Bloy, Jacques Maritain, Maurice Blondel, Paul Claudel, Thomas Merton, ne rimasero affascinati. In particolare, Blondel scriveva: « Quel che spinge alcuni a credere è proprio quello che può far dubitare altri: le persone semplici amano i pellegrinaggi: lì, le ragioni del cuore possono essere appagate; e, grazie alla testimonianza di miracoli concreti, sensibili, accettano le grandi verità che, a causa del loro eccessivo splendore, li accecano. I saggi sono sempre scioccati da questi interventi così materiali e bizzarri del sovrannaturale.

Ma dove starebbe l'uguaglianza tra i semplici e i saggi, se anche questi ultimi non dovessero compiere uno sforzo di sottomissione e di fede, uno sforzo più necessario e più grande che altrove, come nei dogmi dove trovano una chiarezza e una certezza maggiore? Allora cerchiamo di essere semplici, come bambini... » L'evento de La Salette non è certo facile da interpretare. Il messaggio dai toni forti, la vita dei veggenti scandita da una serie di alti e bassi, i movimenti non sempre ortodossi che ne sono seguiti, hanno reso questo avvenimento meno comprensibile di quanto in realtà esso non lo sia alla luce della fede. Le esperienze umane, nel momento in cui vengono sradicate dal flusso vitale di « tempi e luoghi » in cui hanno avuto origine, divengono oggetto di memoria e quindi « storia » da raccontare; in questo modo, però, si possono caricare di una serie di significati aggiuntivi che rischiano di alterare il fatto o le esperienze stesse. Il discorso diviene ancora più difficile se l'« evento » non si esaurisce nell'ambito delle cose naturali, ma entra nella dimensione carismatica delle apparizioni, dove « qualcosa » di divino si manifesta all'uomo. Eppure, la semplicità di cuore di tanta gente che, come l'emorroissa del vangelo, è ansiosa di toccare il lembo del mantello del Dio che « ci è nascosto », ha reso instancabile il flusso di pellegrini sulla « montagna de La Salette », fino ai nostri giorni.

L'AMBIENTE

Sulla strada nazionale francese che va da Grenoble ad Antibes, chiamata attualmente «route Napoléon», in relazione al passaggio di Napoleone al suo ritorno dall'esilio nell'isola d'Elba, si incontra, a 40 chilometri da Gap, un piccolo borgo montano, Corps (sito a 920 metri sul livello del mare). A est di questo paese inizia una vallata in salita che conduce al comune di « La Salette Fallavaux », composto da una dozzina di piccoli villaggi. Le montagne che lo circondano formano una catena montuosa, ed è proprio a nord di questo circolo montuoso, all'altezza di 1800 metri, che Maximin Giraud e Mélanie Mathieu-Calvat faranno la loro esperienza particolare. Nell'inverno 1845-46 le famiglie del comune de La Salette sono afflitte da una grande miseria causata dall'insufficienza dei raccolti e soprattutto dalla malattia delle patate, situazione riscontrabile, oltre che in Francia, in gran parte dell' Europa. Dunque, la gente che popolava queste vallate era segnata dal peso di una vita fatta di stenti e allo stesso tempo di dura fatica, resa ancor più assurda dalla scarsità dei suoi frutti. In tale contesto anche la situazione religiosa risulta problematica: la fede viene messa a dura prova da una vita che richiede tanto, ma in compenso non dà quasi niente. In alcuni documenti si possono trovare descrizioni che si compiacciono nel presentare queste persone come dei blasfemi, lontani da Dio, dediti a beffeggiare qualsiasi cosa legata alla religione; ma sono delle esagerazioni. Infatti, dallo studio dei documenti storici risulta che a Corps sono presenti diverse istituzioni religiose, quali la scuola cattolica (diretta dalle Suore della Provvidenza) e la confraternita del Cuore immacolato di Maria santissima (il cui scopo era la preghiera per la conversione dei peccatori). La frequenza alla messa domenicale era abbastanza regolare. Queste annotazioni sono molto importanti perché aiutano a comprendere il contesto religioso in cui viene poi accolta e interpretata l'apparizione della Vergine a La Salette. Saranno proprio queste persone, dopo l'evento, a invocare Maria come la «Vergine riconciliatrice dei peccatori». Tale titolo non è frutto di un'analisi teologica dell'evento fatta a tavolino da competenti teologi, ma è piuttosto l'espressione della fede di questo popolo che invoca Maria per la « conversione dei peccatori ».

I TESTIMONI

Pierre-Maximin Giraud, chiamato familiarmente Mémin, nasce a Corps il 26 agosto 1835, quartogenito di un povero carradore. Non ha ancora compiuto i diciotto mesi che perde la madre; il padre, di lì a poco, si risposa. Una serie di difficoltà lo accompagneranno durante tutto l'arco dell'infanzia. A undici anni non è ancora andato a scuola e non sa né leggere né scrivere e parla solamente il dialetto (patois) locale. Si può sicuramente dire che non ha nemmeno ricevuto una istruzione religiosa; ha appreso con fatica il Pater e l'Ave. Ci troviamo, dunque, di fronte a un ragazzino vivace come gli altri, stando alla descrizione che ne fa il suo compaesano Pierre Selme, presso il quale aveva prestato servizio dal 14 al 20 settembre 1846. Ma alla vivacità si accompagnava una irrequietezza singolare che non lo lascerà mai per tutta la sua vita. Infatti, nell'autunno del 1846, dopo l'apparizione de La Salette, comincia a frequentare la scuola con modesti risultati. Entra poi in seminario all'inizio del 1850 e ne esce nel 1858 per cominciare una vita errante, in cerca di se stesso e della sua identità. Lo ritroviamo nel Vésinet, a Yvelines, come impiegato dell'ospizio (1859); a Parigi; a Yonne, ospite del collegio di Tonnerre; nuovamente a Parigi, dove sembra intenzionato a studiare medicina e a intraprendere la carriera medica. Nel 1865 si reca a Roma e si arruola nel corpo degli zuavi pontifici, prestandovi servizio per sei mesi. Ritorna poi in Francia, dove viene accolto prima da san Pierre-Julien Eymard e poi dalla famiglia Jourdain, che lo adotta e lo tratta come un vero e proprio figlio. Pieno di debiti, Maximin ritorna a Corps, suo paese natale, nel 1869 e si lascia presto coinvolgere in affari economici che sfoceranno nel disastro. Ciò lo porta alla miseria: perseguitato dai creditori, e ammalatosi gravemente, riesce a superare l'inverno del 1874 solo grazie all'aiuto offerto dal santuario e dai Missionari de La Salette. Muore cristianamente a Corps il 1° marzo 1875. L'evento de La Salette aveva fatto di lui un cristiano, ma non aveva eliminato la sua naturale instabilità. Un giorno, terminando il racconto dell'apparizione, disse: « La Vergine, scomparendo, mi ha lasciato con tutti i miei difetti » A fronte di una vita così movimentata, rimangono valide le parole di mons. Félix Dupanloup, vescovo di Orléans: « La leggerezza di Maximin è fuori dal comune, [...] è una persona singolare, bizzarra, incostante, superficiale. [Tuttavia] si assiste ad un istantaneo, strano e profondo cambiamento [quando parla] del grande avvenimento. [...] Ci si aspetterebbe che egli ne parli sempre, aggiungendo dettagli, raccontando quel che ha provato e che prova adesso, ma ciò non accade; egli non aggiunge nulla alle risposte necessarie ».

Francoise-Mélanie Mathieu-Calvat, nasce a Corps il 7 novembre 1831, anch'essa quartogenita di una famiglia numerosa e molto povera. All'inizio del 1847 era ancora possibile vedere una delle sue sorelle mendicare per le vie di Corps. Suo padre, a differenza di quello di Maximin, non aveva un mestiere fisso, come testimoniano gli atti civili. Dall'età di dieci anni Mélanie era stata avviata al lavoro presso vari abitanti della regione, a Quet-enBeaumont, Saint-Luce, ecc.; la sua vita in famiglia era ridotta a ben poco, poiché vi passava quasi esclusivamente i mesi invernali. Affetta da gravi carenze nello sviluppo fisico, segnata dalla mancanza di affetto, abituata a vivere in solitudine le sue giornate di pastorella, Mélanie è una persona dal carattere bloccato. Anche per lei sono valide le parole di mons. Dupanloup che rileva in Mélanie una timidezza mista ad aggressività, che difficilmente permette alla gente di trovarsi a proprio agio con lei; eppure, quando si tratta di parlare dell'apparizione, Mélanie cambia profondamente, divenendo umile, semplice e disinteressata. Segnata quindi da questa grande carenza affettiva, Mélanie non solo si caratterizzerà per i suoi notevoli sbalzi di umore, ma anche lei come Maximin si porterà dietro per tutta la vita come una sorta di inquietudine. Analfabeta, avrà notevoli difficoltà ad apprendere la lingua francese: entrata nella scuola della suore a quindici anni comiuti, si dimostrerà ancor meno dotata di Maximin nella lettura e nella scrittura. Riceverà, insieme con lui, la sua prima comunione il 7 maggio 1848. Nell'autunno del 1850 diviene postulante nella Casa Madre delle Suore della Provvidenza a Corenc presso Grenoble. Nel 1851 fa la vestizione e prende il nome di suor Maria della Croce, ma poi, nel 1853, non viene ammessa ai voti. Parte così per l'Inghilterra, dove a Darlington entra nel Carmelo e fa professione dei voti nel 1856. Ma nel 1860 abbandona il Carmelo. Dopo aver soggiornato presso le Suore della Compassione di Marsiglia, si reca in Italia, dove risiede a più riprese dal 1867 al 1884 e dal 1892 al 1898. Nel 1904 ritorna in Italia e si stabilisce ad Altamura, in provincia di Bari, dove morirà nella notte tra il 14 e il 15 dicembre di quello stesso anno. Nel 1912 Léon Bloy ha pubblicato un libro dal titolo: « Vita di Melania, pastorella de La Salette, da lei stessa scritta nel 1900. La sua infanzia (1831-1846) » [Vie deMétanie bergère de La Salette écnte par elle méme en 1900. Son enfance (1831-1846)]; in esso, la giovane pastorella de La Salette viene presentata come una mistica istruita direttamente e personalmente da Gesù, stigmatizzata dall'età di tre anni e capace dei miracoli dei più grandi santi. Queste affermazioni provengono effettivamente da Mélanie, almeno nelle loro linee essenziali. Eppure nulla di tutto questo era emerso durante le inchieste condotte dall'autorità ecclesiastica per accertare la veridicità dell'apparizione. Come spiegare allora questo cambiamento profondo, in cui l'evento centrale non è costituito più dal fatto de La Salette, ma da altri e numerosi fenomeni sovrannaturali? La causa va ricercata negli anni 1850-53, che segnano il termine dell'evoluzione di un cammino iniziato nel 1847. A partire da questo periodo, Mélanie viene fatta oggetto di una specie di culto da parte delle suore che l'avevano accolta a scuola, e tale atteggiamento diverrà più esplicito durante il noviziato. Suggestionata dalle attenzioni della maestra di noviziato e dalle letture di spiritualità apocalittica offertele come testi di formazione, Mélanie compone nel 1853 un primo racconto autobiografico, infarcito di esperienze mistiche e sovrannaturali. Questo porterà il vescovo di Grenoble, mons. Jacques-Achille-Marie Ginoulhiac a prendere una posizione ufficiale: il 4 novembre 1854 emanerà un decreto dottrinale dove si distingue la Mélanie del 1846, testimone e strumento umile dell'apparizione, dalla Mélanie attuale, che avanza pretese mistiche. In questo decreto si legge: « Dovendo parlare dei due ragazzi de La Salette, non c'è assolutamente bisogno di rilevare che la loro condotta attuale [...] non costituisce una prova contro il fatto dell' apparizione. [...] D'altra parte si cadrebbe egualmente in errore se si pensasse che la prova principale della realtà dell'apparizione derivi dal carattere morale dei bambini all'epoca dei fatti. [...] Ma se le quaità morali dei fanciulli, quali erano il 19 settembre 1846, interessano poco in relazione alla realtà del fatto de La Salette, ancor meno importa quel che sono diventati dopo. [...] Noi siamo convinti che le predizioni attribuite a Mélanie e il significato che vi si attribuisce non hanno alcun fondamento, e siamo altrettanto sicuri che non hanno alcuna importanza in relazione al fatto de La Salette, perché [...] sono certamente posteriori a quest'ultimo e non vi intrattengono alcuna relazione ». Ma la suggestione è tale che Mélanie arriva ad alterare anche il messaggio de La Salette: negli ultimi anni della sua vita aggiungerà al testo ufficialmente approvato dalla Chiesa varie parti di stampo nettamente apocalittico, sviluppando soprattutto quello che, a suo dire, costituisce il segreto affidatole da Maria nell'apparizione. Questi testi, soprattutto quelli relativi al presunto « segreto », conosceranno una sempre crescente diffusione, soprattutto nell'Italia meridionale, a causa dei frequenti contatti di Mélanie con diversi ecclesiastici, primi fra tutti mons. Francesco Saverio Petagna, vescovo di Castellammare di Stabia, e mons. Salvatore Luigi Zola, vescovo di Lecce, oltre al canonico Annibale Maria Di Francia. Entrata ormai in questo vortice inarrestabile, Mélanie cercherà di dare vita anche ad una congregazione religiosa, « L'Ordine della Madre di Dio e degli Apostoli degli ultimi tempi », motivando scelta del nome, inizio della sua costituzione e definizione delle finalità con le sezioni da lei stessa aggiunte al messaggio de La Salette, e pertanto non approvate dalla Chiesa. Comunque, Mélanie darà sempre esempio di una vita penitente, ascetica, fino alla sua morte, avvenuta mentre pregava in ginocchio. Dopo la sua morte, l'interesse creatosi attorno alla sua persona non svanirà. A tutt'oggi è ravvisabile il movimento « melanista », che continua, purtroppo, a diffondere notizie false intorno all'evento de La Salette, a Mélanie stessa, provocando diffidenza e sospetto nei confronti dell'apparizione da parte delle comunità cristiane, di alcuni settori della gerarchia e degli studiosi.

IL FATTO

Domenica 13 settembre 1846 Pierre Selme, agricoltore degli Ablandins, arriva a Corps per cercare qualcuno che possa rimpiazzare il suo pastore ammalatosi nel frattempo. Il carradore Giraud allora decide di destinare suo figlio Maximin a questo incarico. Così, da lunedì 14 settembre, Maximin conduce al pascolo le mucche di Pierre Selme; quest'ultimo, conoscendo la leggerezza del ragazzo, non lo lascia solo e lo sorveglia da lontano. I luoghi di pascolo sono quelli dove avverrà l'apparizione. Mélanie si trova già agli Ablandins, a servizio di Baptiste Pra, e anche lei conduce al pascolo, vicino ai luoghi dell'apparizione, le mucche del suo padrone. La sera di venerdì 18 settembre i ragazzi s'incontrano per la prima volta: pur essendo nativi dello stesso paese, Corps, non avevano mai avuto modo di conoscersi prima. La mattina di sabato 19 settembre 1846 Maximin e Mélanie partono insieme per condurre al pascolo quattro mucche ciascuno; Maximin ha con sé anche una capra e un cane. Verso mezzogiorno, quando la campana suona l'Angelus delle dodici, i due pastorelli fanno abbeverare gli animali alla cosiddetta « fontana delle bestie »; poi si avvicinano alla « fontana degli uomini » e lì consumano il loro pasto, a base di pane e formaggio; una volta finito, altri tre pastori arrivano alla fontana e si intrattengono con i ragazzi che, dopo la loro partenza, sentono il bisogno di riposarsi. Dopo una o due ore, Mélanie si sveglia e, non scorgendo più le bestie, chiama Maximin e corre su per il colle a cercarle; Maximin la segue. Trovatele, si tranquillizza e inizia a scendere dal colle. Fatti alcuni passi, Mélanie scorge all'improvviso un globo di luce nel luogo dove avevano lasciato i tascapane. Chiama in fretta Maximin, e insieme cercano di capire cosa stia accadendo: la paura si impossessa dei due ragazzi; Mélanie lascia cadere il suo bastone, mentre Maximin cerca di riprenderlo, per potersi difendere da quella luce. Ma a questo punto i ragazzi scorgono all'interno del globo di luce la figura di una donna, che essi chiameranno sempre la « bella Signora », seduta con i gomiti poggiati sulle ginocchia e il viso nascosto tra le mani; la sentono singhiozzare. La donna si alza lentamente e dice: « Avvicinatevi, figli miei, non abbiate timore, sono qui per annunciarvi un grande messaggio ». È vestita come le donne del villaggio: un abito che scende fino ai piedi, uno scialle, una cuffia sulla testa, un grembiule annodato attorno ai fianchi. La cuffia, l'orlo dello scialle e i piedi sono ornati da ghirlande di rose. Accanto alle rose dello scialle è visibile una pesante catena, mentre al petto porta un crocifisso con ai lati un paio di tenaglie e un martello. Allora la « bella Signora » continua: « Se il mio popolo non vuole sottomettersi, sono costretta a lasciare libero il braccio di mio Figlio. Esso è così forte e così pesante che non posso più sostenerlo. Da quanto tempo soffro per voi! Se voglio che mio Figlio non vi abbandoni, mi è stato affidato il compito di pregarlo continuamente per voi; voi non ci fate caso. Per quanto pregherete e farete mai potrete compensare la pena che mi sono presa per voi. Vi ho dato sei giorni per lavorare, mi sono riservato il settimo e non me lo volete concedere. E’ questo che appesantisce tanto il braccio di mio Figlio! Coloro che guidano i carri non sanno imprecare senza usare il nome di mio Figlio. Queste sono le due cose che appesantiscono tanto il braccio di mio Figlio. Se il raccolto si guasta, la colpa è vostra. Ve l'ho mostrato l'anno passato con le patate: voi non ci avete fatto caso. Anzi, quando ne trovavate di guaste, bestemmiavate il nome di mio Figlio. Esse continueranno a marcire e quest'anno, a Natale, non ve ne saranno più ». La parola «patate» (pommes de terre, in francese) mette in imbarazzo Mélanie. Nel dialetto locale, le patate vengono chiamate « las truffas ». La ragazza si rivolge allora a Maximin. Ma la « bella Signora » la previene, continuando il suo discorso non più in francese, ma nel dialetto dei ragazzi: « Voi non capite, figli miei? Ve lo dirò diversamente. Se avete del grano, non seminatelo. Quello seminato sarà mangiato dagli insetti e quello che verrà cadrà in polvere, quando lo batterete. Sopraggiungerà una grande carestia. Prima di essa, i bambini al di sotto dei sette anni saranno colpiti da tremito e morranno tra le braccia di coloro che li terranno. Gli altri faranno penitenza con la carestia. Le noci si guasteranno e l'uva marcirà ». A questo punto, la donna affida un segreto a Maximin e poi a Mélanie; quindi prosegue: « Se si convertono, le pietre e le rocce si tramuteranno in mucchi di grano e le patate nasceranno da sole nei campi. Fate la vostra preghiera, figli miei? ». « Non molto, Signora », rispondono entrambi. « Ah, figli miei, bisogna proprio farla, sera e mattino! Quando non potete far meglio, dite almeno un Pater e un 'Ave Maria; quando potete fare meglio, ditene di più. A messa, d'estate, vanno solo alcune donne anziane; gli altri lavorano di domenica, tutta l'estate. D'inverno, quando non sanno che fare, vanno a messa solo per burlarsi della religione. In Quaresima, vanno alla macelleria come i cani. Avete mai visto del grano guasto, figli miei? ». « No, Signora », rispondono. Allora la donna si rivolge a Maximin: «Ma tu, figlio mio, lo devi aver visto una volta con tuo padre, verso la terra di Coin. Il padrone del campo disse a tuo padre di andare a vedere il suo grano guasto. Vi andaste tutti e due, prendeste in mano due o tre spighe, le stropicciaste e tutto cadde in polvere. Al ritorno, quando eravate a mezz 'ora da Corps, tuo padre ti diede un pezzo di pane dicendoti: "Prendi, figlio mio, mangia ancora del pane quest'anno, perché non so chi ne mangerà l'anno prossimo, se il grano continua in questo modo"». « Oh, sì, Signora, ora ricordo: prima non me lo ricordavo! », risponde Maximin. La donna riprende a dire in francese: «Ebbene, figli miei, fatelo conoscere a tutto il mio popolo». Poi inizia a muoversi, attraversa il ruscello e, senza voltarsi, ripete: « Andiamo, figli miei, fatelo conoscere a tutto il mio popolo ».La « bella Signora » risale il sentiero sinuoso che porta al Collet e si eleva da terra; i pastorelli la raggiungono e si accorgono che guarda prima il cielo e poi la terra. A quel punto, la donna inizia a fondersi nella luce, e quest'ultima, a sua volta, scompare.

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